Meditazione: uno spazio interiore per ritrovarsi
- Catia D'Andreamatteo

- 25 gen
- Tempo di lettura: 3 min
In un mondo che corre veloce, in cui la mente è costantemente sollecitata e il corpo spesso trascurato, la meditazione ci invita a tornare a casa. Non nel senso fisico ma in quello più profondo: a tornare a noi stessi, al nostro respiro, al nostro sentire.
Contrariamente a quanto si pensa, meditare non significa svuotare la mente o fuggire dai pensieri. Significa imparare ad osservarli e lasciarli passare senza giudicarli. È un allenamento alla presenza. E come ogni allenamento, richiede pratica, costanza e soprattutto gentilezza.
Vipassana: vedere le cose come sono
Tra le pratiche più conosciute c’è la meditazione Vipassana, una tecnica antica che non ha bisogno di strumenti o ambienti particolari per funzionare. Vipassana significa “vedere chiaramente” e si basa sull’osservazione consapevole di ciò che accade dentro di noi, momento dopo momento.
Si pratica in silenzio, seduti, con gli occhi chiusi e l’attenzione focalizzata sul respiro o sulle sensazioni del corpo. La mente inizialmente tende a vagare, a giudicare, a resistere ma con il tempo si impara ad accogliere tutto ciò che emerge senza reazione.
La meditazione non richiede perfezione, richiede ascolto. E ogni volta che ci distraiamo e torniamo al respiro, stiamo praticando davvero.

Tornare al corpo per calmare la mente
Molti si avvicinano alla meditazione pensando che sia una pratica astratta, “mentale”. In realtà il corpo è il primo luogo in cui si manifesta il nostro stato interiore. Le tensioni si accumulano nelle spalle, nella mandibola, nella pancia o in qualunque altra parte del corpo e spesso non ce ne accorgiamo nemmeno.
Praticare la consapevolezza corporea significa dare ascolto a questi segnali. Può bastare anche solo appoggiare una mano sull’addome, respirare e notare ciò che c’è: una tensione, un fastidio, o anche solo il vuoto. Non serve cambiare nulla ma osservare.
Quando il corpo si rilassa, anche la mente si alleggerisce e la connessione tra questi due mondi torna a farsi sentire, insieme a una nuova stabilità.

L'ansia non si elimina. Si attraversa
Viviamo in tempi accelerati, pieni di stimoli, scadenze, imprevisti. L’ansia è spesso una risposta a tutto questo. Non è un nemico ma un segnale.
La meditazione non ha il compito di eliminarla, bensì di offrire uno spazio in cui non ci travolga.
Restare seduti anche solo cinque minuti, portare attenzione al respiro, nominare mentalmente ciò che accade (come “agitazione” o “paura”), può creare una distanza sufficiente tra noi e questa sensazione.
Non si tratta di bloccare ciò che sentiamo ma di imparare a rimanerci dentro senza soccombere.

Sì, meditare può essere difficile
La pratica non è sempre piacevole. A volte ci si annoia, ci si distrae, ci si innervosisce. È normale.
Viviamo abituati a stimoli continui e rimanere anche solo cinque minuti in silenzio può sembrare insopportabile. Ma proprio lì si gioca la parte più preziosa della meditazione: restare anche quando è scomodo.
Ogni ostacolo è un pezzo del percorso. La mente che si agita, il corpo che si ribella, l’impazienza che affiora. Non c’è nulla da correggere. Solo da osservare.
E ogni volta che si ritorna a sè, anche dopo cento distrazioni, si compie un gesto di cura verso se stessi.

Il silenzio è uno spazio che cura
Siamo immersi nel rumore. Non solo quello esterno ma anche quello interno: pensieri, notifiche, conversazioni, stimoli visivi.
Il silenzio è diventato un bene raro ma chi lo frequenta scopre che non è vuoto, è riposo.
Bastano pochi minuti di silenzio al giorno per sentirne i benefici. Non serve meditare per ore o andare in ritiro. Può bastare spegnere tutto, sedersi con una tisana in mano, fare qualche passo senza telefono, restare qualche istante in ascolto senza reagire.

Meditazione: un ritorno gentile a sè
Non è una disciplina riservata a pochi. Non serve sedersi perfettamente immobili o avere una mente sgombera da pensieri.
Meditare è una forma di ascolto. È l’arte di tornare al corpo, al respiro, a ciò che c’è, senza voler essere altrove.
In un tempo che ci vuole costantemente produttivi, meditare è un atto sovversivo di ascolto verso noi stessi. È scegliere ogni giorno di creare uno spazio vuoto in cui il benessere può finalmente emergere.
Con semplicità. Con continuità. Con gentilezza.




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